GORDONA


CENNI STORICI

Molti sono i tentativi di spiegazione etimologica fioriti intorno al nome "Gordona" : da "Gur-Dun" (acuto monte , secondo una voce caledone o celtica) da "Curtona" (Grande corte feudale); da "Gurdus" (cioè copioso con allusione all'acqua); infine da un nome personale "Gordus". Non c'è tuttavia nulla di certo. La difficoltà di spiegazione è di per se stessa indice di antichità del nome. Dopochè nel 15 a.C. la Val Chiavenna fu compresa nel Municipio di Como si costruì una nuova strada che da Como, costeggiando la riva occidentale del Lario, raggiungeva Samolaco e Gordona, dividendosi a Chiavenna in due itinerari: l'uno via Spluga, l'altro via Septimer - Julier. Laffermarsi di tendenze particolaristiche, come il feudalesimo e le signorie locali, indussero la popolazione a stringersi attorno al proprio vescovo.

Fu così che alcuni secoli prima del 1000 (il cristianesimo arrivò in Valchiavenna, nella zona di Samolaco, intorno ai V secolo) le parrocchia o pievi, dove il vescovo si recava ad amministare i battesimi, divennero, oltre che centri religiosi e di culto, anche vere e proprie circoscrizioni civili, munite di torri e castelli.

Nacquero così in Valchiavonna due pievi: quella di S. Lorenzo a Chiavenna, comprendente anche la Val San Giacomo, la Val Bregaglia al di qua del Lovero e della Casnaggina, Prata, Mese, e San Cassiano; quella più a sud nel piano, detta pieve di San Fedele di Samolaco, il cui confine territoriale più a Nord era rappresentato proprio da Gordona.

Nel 1178 quasi tutta la pieve di Samolaco era sotto il vescovo di Como.

Uno di loro, Ardizzone, tra il 1195 e il 1197 investiva i De Piro di Como di due parti della decima di Samolaco, di mezza dei beni e dei diritti delle acque da Mezzola fino a Pizzo e Gordona e di mezza massone a Coleredo.

Ancora nel 1205 il vescovo aveva diritti di decima sui mosti di Celoredo e sul vino, castagne, animali e biade a Chiavenna e dal torrente Liro alla Boggia.

A Coloredo di Gordona il vescovo aveva anche una residenza, come dice un documento del 1265, secondo il quale le decime vennero versate direttamenre al vescovo "quando fuit Colloredo". Due anni dopo la risquoteva un suo gastaldo.

Nel 1335 Gordona era Comune autonomo.

Il 21 Settembre di quell'anno, il vescovo investiva i fratelli Brocchi di 16 pezze di terra e Samolaco e a Gordona. Nel 1340 il vescovo comasco Beltramino Paravicini investiva di un suo feudo a Gordana quel Comune, che in cambio si impegnò a professargli dovere di vassallaggio e a fornirgli in caso di bisogno, 24 uomini armati.

Subito dopo verso il 1350, il 500 successore Bonifacio da Modena, faceva costruire sul colle di S.Caterina il castello omonimo, ricostruito nel 1590 e distrutto nel 1620, in seguito alle guerre tra spagnoli o francesi.

Oggi sepravvive solo la chiesetta restaurata nel 1976, sulla cui facciata, una lapide trecentesca in marmo bianco di Musso testimonia l'opera del vescovo Bonifacio.

La chiesa principale di Gordona, parrocchiale dal 700, è nominata la prima volta il 17 Aprile 1356. Fu ampliata dal 1644 al 1656. Il suo tesoro custodisce pregevoli opere d'arte del 600 e del 700, dono di emigrati al Sud d'Italia per lavoro, seprattutto a Napoli.

Quanti emigrarono là, prevalentemente a vendere vino a barile, come dicevano allora , diedero vita alla Società Benefattori Napoletani, soppressa solo una cinquantina di anni orsono. Molte le offerte che abbellirono tuffe le chiese del Comune e che aiutarono i bisognosi.

Già vice curia nel 1440, San Martino ebbe propri preti, almeno dal 1473.

Colleggiata nel 1672, divenne prepositurale nel 1683.

Gordona nel 1668 contava 1300 persone, molte delle quali emigravano per lavoro a Reggio Emilia, Roma, Palermo, Francia e soprattutto Napoli. Nel censimento del 1911 erano cresciuti solo di poche centinaia: 1514 come residenza, di cui 1367 effettivamente presenti.

L'abitato di Gordona, come si presente oggi, può essere fatto risalire ad epoca Postmedioevale, tra il 500 e 600, in concomitanza con il dominio grigione, cui la Valchiavenna fu soggetta dal 1512 al 1797, con un intervallo di un ventennio nelle prime metà dei 600.

Molte le case del XVII secolo, che conservano ancore le date e antichi dipinti religiosi sulle facciate. Poche le case signorili sapravvissute fino a noi, anche perché poche erano le famiglie emergenti, e anche queste erano di provenienza contadina.





LA VAL BODENGO

Da Gordona parte la carrozzabile per la VaL Bodengo, che si snoda inizialmente con ampi tornanti tra i boschi, affacciandosi sulla parallela Valle della Forcola.

Ma uno scenario grandioso e selvaggio, fatto di enormi pareti rocciose a strapiombo, appare quando si entra nella valle vera e propria, avvicinandosi alla soglia sospesa attorno a quota 800.

La strada è scavata nella roccia con arditezza impressionante, e supera lo sbocco di una lunga valle tributaria a Nord, la Val Pilotera, che continua a Nord-Ovest con la Val Pescadello, culminante nel Pizzo della Forcola (2620 m.).

Giunti alle case di Bedolina (946 m.) quando la Val Bodengo si allarga un poco tra i prati, si respira con sollievo l'atmosfera di pace e di vita agreste sempre dominata tuttavia dalle aspre pareti rocciose.

Dopo Bedolina (il cui nome indica la presenza di betulle) e Pra Pince (917 m.), da cui si apre a Sud la Val Garzelli, si prosegue sempre costeggiando il torrente fino a Bodengo (1030 m.), in un clima umido e fresco anche in estate, che determina il permanere di nevai e la presenza di fenomeni faunistici e flioristici che si riscontrano di regola a una quota ben superiore. L'abbandono della valle è evidente, anche se sopravvivono attività contadine e si sviluppano forme di turismo residenziale, da parte di chi ha riadattato le vecchie abitazioni, e un turismo escursionistico con possibilità di ascensioni alpinistiche.
Dopo Corte Terza (1190 m) il sentiero si va man mano perdendo, ma si può proseguire fidandosi di qualche traccia tino a Corte Prima (1540 m.), per salire alla bocchetta della Correggia (2188 m.), sullo spartiacque con la Val Darengo, il bacino più alto della Valle di Livo, che sbocca sul Lago di Como, il panorama si amplia al cospeffo del Lago di Darengo, appena sotto la cresta.


INTERESSANTE DA VEDERE

LA CHIESETTA Dl COLOREDO

La chiesetta di Coloredo fu dedicata ai Santi Anna e Francesco, fu benedetta nel 1740. Sull'altare maggiore, del 1770, vi è una tela settecentesca, abbondantemente restaurata, con la Madonna il Bambino e i Santi Anna e Francesco. Sul'unica cappella laterale, a sinistra, è posta una statua settecentesca in legno dipinto con la Madonna della Cintura.

LA CHIESA DI S.BERNARDO A BODENGO

Fu costruitta verso la metà del XV secolo; ampliata nel 1604 e decorata nel 1760. Sull'altare maggiore vi è una tela raffigurante la Madonna tra i Santi Bernardo e Giovanni Battista (XVIII sec.) Gli oggetti di argenteria sono depositati presso la chiesa parrocchiale di San Martino in Gordona.

RUDERI Dl CESURA

A Nord della sporgenza di Segname e limitata dal lato orientale dal corso del fiume che traccia un'ampia curva alla base dello sperone roccioso si trovano i ruderi della cosiddetta Cesura voluta nel 1673 da Caterina Picenoni, figlia del Podestà di Bondo e seconda moglie di Bartolomeo Pestalozzi di Chiavenna. Tra i prati paludosi che si aprono a tratti nelle distese di canneti sopravvivono ancora oggi, seppure diroccati, una torre a protezione della fattoria e i resti delle grandi stalle e delle case di abitazione. Nel centro sorse, per volere della Picenoni, nel 1676, l'oratorio di S.Orsola, pregevole per le eleganti strutture architettoniche e per gli stucchi interni ma ormai ridotto in rovina.

TORRE Dl SEGNAME


Sorge in alto la torre di Segname o di Pamperduto che aveva funzioni di avvistamento e di segnalazione. Si fa risalire al IX sec. ed è la più antica fortificazione della provincia.




I CROTTI

"Si vende vino bono e si tiene scola de ummanità" fu scritto nel 700 sulle pareti di un crotto, e questa affermazione esprime in sintesi il significato sociale e culturale, oltre che economico, di quella vera e propria istituzione che per i chiavennaschi è il Crotto. Attorno ad anfratti naturali formatisi sotto i massi di antiche frane, da cui spira il Sorèl, una corrente d'aria a temperatura costante di 6/8 °C, sono state innalzate pareti in pietra, perfettamente intonate con la natura circostante, così da creare locali quanto mai adatti alla conservazione di formaggi, salumi e vino.

All'esterno si sono disposte panche e tavoli rustici in pietra ll'ombra degli alberi: questo l'essenziale a cui si aggiungono le originali variazioni a seconda della località, create nel tempo ed oggi rigorosamente conservate. Il Crotto, spesso in multiproprietà, è diventato un luogo di ritrovo aperto a tutti, nella pace della natura.








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